TEATRO FILARMOMICO DI VERONA

Teatro Filarmonico

Dalla seconda metà del Seicento, Verona divenne una tappa di rilievo nel percorso del circuito teatrale nell’Italia settentrionale: mentre l’Arena era ambita durante l’estate per le compagnie della Commedia dell’Arte, il melodramma si era conquistato un pubblico fedele, specie nelle stagioni di carnevale e in autunno.
Nonostante fossero sorte in città numerose sale “all’italiana”, agli inizi del Settecento la realtà teatrale di Verona risultava ancora scomoda, inadatta a ospitare cerimonie e feste di rappresentanza pubbliche e private, poco “signorile” secondo i termini usati dal Maffei.
Per questo motivo si pensò quindi di offrire a Verona un teatro degno ed ampio, ma fu solo nei primi del ’700 che quest’idea iniziò a prendere realmente forma grazie all’interessamento dell’Accademia Filarmonica, antica associazione di appassionati di musica istituita nel 1543, del Senato Veneto e dei soci nobiluomini.

Attuare un simile progetto significava certo un’impresa ardua a causa delle difficoltà economiche, della scarsa collaborazione della città e degli screzi tra i soci, ma ciò non impedì al Maffei, uno dei massimi animatori dell’Accademia, di far iniziare i lavori nel 1716.

I dirigenti dell’Accademia Filarmonica chiamarono a Verona Francesco Galli, detto il Bibiena, considerato allora “l’universale architetto dei teatri” tanta era la sua fama e bravura, il quale elaborò un progetto che venne immediatamente accettato. La costruzione, affidata all’ingegnere veronese Lodovico Perini, durò complessivamente 13 anni. L’inaugurazione del Teatro ebbe luogo la sera del 6 gennaio 1732 con la rappresentazione del dramma pastorale La Fida Ninfa che il concittadino Scipione Maffei scrisse per la musica di Antonio Vivaldi.

La stagione d’opera al Filarmonico divenne il massimo avvenimento artistico e mondano della città. Per anni e anni i cocchi muniti di torce portavano dame e gentiluomini all’opera e le rappresentazioni assicuravano affari d’oro. Ma nella notte del 21 gennaio 1749, poco dopo il termine di uno spettacolo, a causa di una torcia dimenticata nel palco del marchese Spolverini, il teatro si incendiò quasi completamente. A Venezia circolarono sonetti ironici sull’accaduto, poiché il fuoco si sprigionò da uno dei palchetti dei nobili veronesi, veri e propri salottini privati dove l’aristocrazia veronese era solita trascorrere molte ore prima e dopo lo spettacolo tra rinfreschi, giochi di carte e corteggiamenti.

L’Accademia Filarmonica decise subito la ricostruzione del teatro affidandola all’architetto Paglia, che si attenne fedelmente al disegno originario del Bibiena. La riapertura avvenne nel 1754 con l’opera Lucio Vero di Apostolo Zeno musicato dal portoghese David Perez, opera che ebbe un esito poco felice. Per trovare qualche memoria, nei cronisti del tempo, d’uno spettacolo veramente superbo bisogna arrivare al 1765 con l’Antigone del Metastasio con musiche di Giuseppe Sarti da Faenza.

Alla fine del XVIII secolo vi ebbero luogo avvenimenti legati alla vita politica della città. La Rivoluzione Francese, le varie dominazioni della città da parte francese e austriaca susseguitesi nella prima metà del XIX secolo videro il Teatro Filarmonico sede di festeggiamenti e di grandi esecuzioni come la Cantata per la Santa Alleanza di Gioachino Rossini, composta per il Congresso delle Nazioni tenutosi a Verona nel 1822.

Nel periodo che seguì, il teatro rimase annualmente aperto, specie nella stagione di carnevale. Il suo palcoscenico ospitava i cantanti e gli attori più famosi dell’epoca e le maggiori personalità sulla scena culturale e politica assistettero alle rappresentazioni. Il repertorio vantava i più noti melodrammi di compositori italiani e stranieri e per questi spettacoli di alto livello avevano spesso una grande eco anche fuori Verona.

pianta Filarmonico


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