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Vecchioni, la musica, i giovani: «A loro dico di fare resistenza»

Eventi Verona

Febbraio 10th, 2025

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La lezione all’ateneo scaligero: «Amo Verona. Il futuro? È buio. Solo la cultura può aiutarci a ritrovare la bellezza: sapere aiuta a scegliere»

L’anno scorso era sul palco dell’Ariston con Alfa, nella serata delle cover, quando «Sogna, ragazzo, sogna», nel duetto tra il giovane rapper e il professore, è diventato un passaggio di testimone tra generazioni che ha commosso il pubblico di Sanremo. Nel 2011 quello stesso palco lo aveva visto trionfare con la bellissima «Chiamami ancora amore».

Del resto, Roberto Vecchioni, di riconoscimenti ne ha avuti tanti, nella sua lunga carriera di cantautore. Oltre al riconoscimento del pubblico, e di quel pubblico non facile che sono i giovani. Anche oggi che ha passato gli 80 anni, il prof li sa conquistare con la forza che viene dalla coerenza di una vita vissuta con passione e impegno. Lo si è visto pochi giorni fa quando all’Università di Verona ha tenuto la lectio magistralis «Un grande futuro dietro di noi» per l’inaugurazione dell’anno accademico.

Vecchioni, l’estate scorsa era al teatro Romano e il 17 luglio sarà al Castello di Villafranca per una tappa del suo «Tra il silenzio e il tuono Tour», ora l’inaugurazione dell’Università… insomma ama Verona, oltre che le veronesi?
Ecco, si appunto, a parte il fatto che mia moglie, Daria Colombo, è veronese – e che le donne veronesi sono le più belle d’Italia! – Verona è una città splendida, un gioiello di arte e cultura tutta da scoprire, ci vengo molto volentieri. Unico dubbio, qualche volta i veronesi mi sembrano un po’ divisi, o divisivi.

Siamo alla vigilia di Sanremo: cosa pensa del festival, e soprattutto della musica dei nostri giorni?
Il festival di Sanremo è una grandissima occasione, una grande manifestazione di richiamo internazionale. Oggi trovo che ci sia da una parte del rap fatto piuttosto bene, con grande capacità formale, dall’altra una musica distruttiva, diseducativa, gratuita e in sostanza inutile.

Alcuni rapper o trapper vengono accusati per i loro testi violenti, e in particolare contro le donne. Si può pensare a una forma di censura in tal caso?
Ma la censura ha perso il suo senso oggi, in una società dove tutto è a portata di mano con un clic, come fai a cansurare? Altro è se parliamo dal punto di vista pubblico: la società deve avere delle regole, il singolo ha responsabilità, tra queste la moralità.

Ecco, in tal senso che cosa si può dire ai nostri giovani, quale visione del futuro?
Allora, quanto al futuro, io credo che siamo sull’orlo di un baratro spaventoso, e non si torna indietro: la nostra società è dominata dalla materia. Noi però dobbiamo fare resistenza, e questo mi sento di dire ai ragazzi, di fare resistenza. C’è un mondo diviso tra scienza e arte: ci salviamo solo se troviamo riparo e difesa nell’arte.

Preferisce essere chiamato scrittore, cantautore o professore?
Sono un «ottimizzatore di emozioni!»

Una definizione interessante, che dà misura forse anche di quella parte della sua vita, e della sua attività, che è impegno per l’altro, per il meno fortunato, meno bello, forse solo diverso.
Non ho mai pensato l’umanità come una serie di singoli. Nessuno si salva da solo, i principi di fratellanza e conoscenza sono alla base di ogni civiltà. Anche la cultura ha il suo senso in questa visione di una bellezza condivisa, plurale, differente e non diffidente.

A luglio sarà a Villafranca con «Tra il silenzio e il tuono Tour» che prende il nome dal suo romanzo. Che cosa rappresentano il silenzio e il tuono?
Il silenzio appartiene all’immaginazione, allo spirito, all’anima, il tuono invece appartiene a quello che ho fatto e mi è stato fatto, cioè alla vita. La prima parte dello spettacolo è giocata sull’ultimo disco «L’infinito», mentre la seconda parte è un ritorno, uno sguardo sul passato con le canzoni di prima, che mostrano come si è arrivati al concetto di infinito attraverso pensieri particolari sull’amore, sul sogno, sull’esistenza, sul dolore, sulla gioia, sulla felicità. E come poi tutte queste piccole cose si siano ricomposte in un’unica idea, che è quella di amare la vita comunque sia, bella o brutta perché in realtà è sempre bella. A volte siamo solo noi che vediamo male.

 

Articolo de L’Arena.it

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